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i
 fiori di Paola

 IL   CUORE   NELLA   MANO (  da un quadro di Paola Lanzarotto)----la strelizia---un dono d'amore

 
Marisa ha il cuore in una mano.  E’ nata così. Non si sa come, in  un paese non si sa dove, lontano da tutti i paesi del mondo. Il suo cuore batte nella sua mano.

 Medici famosi,  chirurghi importanti si sono occupati di lei. “ Un caso strano”, unico” dicevano lisciandosi il pizzetto . Non sappiamo che fare, ripetevano ai genitori che si rivolgevano a loro con fili sempre più sottili di speranza.  Aspettiamo che cresca, forse si può operare, quando sarà più grande, quando la mano non crescerà più. Ma intanto deve tenerla chiusa questa mano, perché il cuore deve  essere protetto.  Potrebbe ammalarsi .  “ consigliavano. 

Avevano  paura a dire di più perché un caso così non era mai capitato neanche a loro  e non sapevano proprio cosa fare.

Marisa stringe la sua piccola  mano. perché non passi aria tra le piccola dita, e il piccolo cuore non si ammali. Non è facile per lei, ma si adatta, impara a arrangiarsi con una mano sola.

Marisa non si sente diversa, non si chiede il perché di questa strana cosa che le è capitata.

Marisa è allegra, Marisa canta, Marisa ama.

E’ diventata grande Marisa e ora i medici non hanno più scuse, si guardano, si consultano, inventano mille motivi  diversi  per non operare.

“ Non di fidiamo, non l’abbiamo mai fatto, un caso così non ci è mai capitato” pensano ma non osano dirlo ai genitori.   “ Non si fidano, non sanno farlo, hanno paura di sbagliare,” pensano i genitori ma non osano dirlo ai  chirurghi e il tempo passa e Marisa stringe il suo cuore chiuso nella mano.

La storia della ragazza col cuore nella  mano si fa leggenda, corre di bocca in bocca, di amico in amico, attraversa fiumi e città, attraversa mari e foreste. Marisa è al centro del mondo. Tutti parlano di lei.

Uno solo ha la soluzione. E si precipita. Nel piccolo paese di non si sa dove, lontano da tutti i paesi del mondo.

Ha fatto un lungo viaggio, il professor Giorgio Emanuelli e ha dovuto chiedere a mille persone dove si trova questo piccolo paese di non si sa dove. E’ così lontano da tutti i paesi del mondo che ci ha messo molto tempo, ma il dottor Giorgio Emanuelli è molto paziente e determinato e ha preso molto sul serio la storia della ragazza col cuore nella mano.

E alla fine lo trova, quel paese e trova la via e il suo cuore perde un battito davanti a una costruzione chiara e lui sa che quella è la casa di Marisa. E entra  senza bussare. Dice tutto d’un fiato, senza togliersi il cappotto: “ ho io la soluzione. Santo cielo. A saperlo prima… Marisa può aprire la sua mano.” “ Quando? “ chiedono in coro i genitori. “ Quando?” chiede timida la ragazza. “ Ah sì, certo certo. Quando. Chiedete. Certo. Presto. E il professore guarda la ragazza e gli si illuminano gli occhi. “ E Marisa guarda il professore e le si illuminano gli occhi e sente pulsare così forte il cuore che sembra  sfuggirle di mano, perché non è solo paziente e determinato il professor Giorgio Emanuelli, medico chirurgo di chiara fama, è anche giovane e molto bello. E La sua mano sinistra è chiusa a pugno, ma nessuno pensa a chiedergli il perché.

 “Vedete, prosegue Giorgio e distoglie a fatica gli occhi dagli occhi di Marisa, mi è già capitato un caso così. Anni fa.  Evelina. Una ragazza come te e anche lei come te aveva il cuore chiuso nella mano, E quello stesso giorno nella sala attesa del mio studio c’era un ragazzo, Manuel. Anche lui aveva lo stesso problema, il cuore chiuso nelle mano. Si sono guardati negli occhi e…  poi, poi ,   Evelina ha aperto la mano e ha guardato Manuel, ha soffiato piano e il cuore è volato dentro Manuele e Manuel ha aperto la sua  mano e…”

Il professor Giorgio Emanuelli si ferma. A raccontarlo così sembra molto complicato : guarda Marisa che accenna di sì con la testa, e i genitori guardano Marisa e i fili dispersi di speranza si riuniscono, s’intrecciano.

“ E insomma, Marisa hai capito. Si sono donati  i loro cuori e i loro cuori sono tornati a battere nel loro petto.  Possiamo tentare anche noi, se vuoi.”

Marisa guarda il professore e i suoi occhi si illuminano e la sua mano pulsa più forte, e il professore guarda la  ragazza e il   cuore che ha nella mano  si sente mancare.

 “ Ti offro il mio cuore” dice Marisa e nella sua mano si schiudono petali d’amore e di luce, “ Ti offro il mio cuore” Dice il professore e  nel suo palmo si aprono  fiammelle  ardenti di colore.

E i loro cuori volano l’uno verso l’altro e adesso Marisa e Giorgio che si sono donati il cuore vivono gli stessi attimi e le stesse speranze, le stesse ansie e le stesse attese in una vita fatta solo di petali e di luce.

 

 


  

  DI PETALI E DI LUCE


Quando Gaia nacque, suo padre sistemò un cespuglio di rose gialle nel giardino, alla base  della    fontana,   nella speranza che,  in anni futuri, l’esplosione della fioritura avrebbe nascosto almeno in parte quello che era per lui un oggetto triste e fuori moda.

Bella non era, davvero, quella piccola fontana e  era anche un po’ scrostata e verde di umido, ma  quando Nino e Sabina avevano  ereditato quel vecchio  cascinale in Lombardia,  lei  non aveva voluto saperne di eliminarla. 

A lei piaceva la piccola statua. Una  bambina e un’oca che le si stringeva a fianco e sembravano uscite da un disegno di Miss Potter e plasmate nel marmo dalle  mani di un artista sconosciuto.

Il volto  infantile, opaco rifletteva lo sforzo di sorreggere una piccola brocca dal colore indefinibile che  riversava senza sosta ondate d’acqua fresca nel bacile della fontana e l’oca guardava con i suoi grandi occhi vuoti  il guizzare cauto di  qualche pesce rosso in cerca di cibo, l’aprirsi  di due ninfee candide, rugiadose.

 A Sabina piaceva fantasticare su quella vita mai vissuta. Vi accompagnava Gaia,  inventava  per  lei e per se stessa storie  sempre diverse, racconti di fatti accaduti a una bambina mai vissuta.

Le aveva dato un nome: Maria Rita.  E Maria Rita  le ricordava se stessa bambina. E le estati nella fattoria degli zii. E l’oca bianca che la seguiva traballando sul sentiero breve che portava al  piccolo stagno, dove l’acqua ferma si arricchiva nelle giornate di sole dei riflessi degli alberi.

Si sedevano sul bordo, madre e figlia,  vi immergevano  le  mani, provocavano piccole onde sulle quali  baluginavano e si confondevano i raggi del sole. 

.Le rose gialle si arrampicavano sulla  piccola fontana,  si affacciavano tra le pieghe del vestito di  Maria Rita,  boccioli si aprivano sulla sua spalla, sfioravano la brocca, la coloravano di verde e di giallo.

E un giorno arrivò il vento. Ed era un pomeriggio d’estate, caldo, con i raggi del sole che disegnavano lampi di luce nell’acqua ferma e niente faceva prevedere che sarebbe arrivato,  fu improvviso  e  così forte che i vestiti di Gaia e di Sabina si incollarono alle loro gambe,  così forte da  scuotere i fiori del mandorlo e riempirne il prato, così forte che  la piccola fontana si trovò  ricoperta di petali e di luce.

 




 

  


 

                                         

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 

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